Ciclo di Tempere murali

In occasione del centenario della nascita del Maestro è stata eseguita una ricostruzione a grandezza naturale della stanza da pranzo della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini, in via Santa Reparata al numero 45, interamente dipinta da Annigoni tra il 1950 ed il 1959, che si prefigge due scopi.

  1. Sala da pranzo della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini parete Est
  2. Sala da pranzo della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini parete Sud.
  3. Sala da pranzo della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini parete Nord
  4. Sala da pranzo della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini parete Ovest

- Il primo è quello di far conoscere ad un pubblico più ampio possibile un’opera di straordinaria importanza che, per il fatto di trovarsi all’interno di un’abitazione privata è stata vista sinora da pochi privilegiati. Un’opera che, al di là del suo valore artistico, testimonia un prezioso spaccato della vita fiorentina qual’era nel decennio in cui fu eseguita.
- Il secondo scopo è quello di denunciare all’opinione pubblica lo stato di precarietà in cui versa questo capolavoro annigoniano, che rischia di andare perduto per sempre. Infatti, non si tratta di un affresco, che potrebbe essere “strappato” e trasferito altrove, bensì di una tempera muraria, di per sé delicatissima e destinata a seguire le sorti  della stanza in cui fu dipinta. Ben consapevole di questo, la Contessa Margherita dispose nelle sue ultime volontà che l’intero Palazzo Venerosi Pesciolini andasse in eredità all’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze con l’obbligo, tra l’altro, di salvaguardare il dipinto di Annigoni. Purtroppo, nell’esprimere questi suoi desideri, la Contessa Margherita fu mal consigliata, così che tali desideri, pur chiaramente indicati nel testamento, non risultarono aver un valore legale obbligatorio per il beneficiario del lascito. Approfittando di tale circostanze, e ignorando le reali volontà della Contessa, la Misericordia di Firenze decise anni fa di mettere in vendita il Palazzo Venerosi Pesciolini e, per facilitare l’operazione fece in modo di svuotarlo di tutti gli inquilini, sospendendo al tempo stesso ogni manutenzione ordinaria e straordinaria. Lo stesso atteggiamento di totale disinteresse per la salvaguardia dell’immobile è stato seguito anche dall’acquirente ed attuale proprietario, col risultato che il Palazzo versa ormai in precarie condizioni, al punto che al suo interno si sono già verificati alcuni crolli e lesioni del tetto tali da mettere a rischio anche la stanza dipinta da Annigoni. Se, a questo punto, si considera che l’intero Palazzo Venerosi Pesciolini, l’annesso giardino e, soprattutto, l’opera di Annigoni sono sottoposti a vincolo specifico della Soprintendenza ai Beni Artistici  e Storici, resta da chiedersi come sia possibile che nella civilissima città di Firenze, capitale della cultura, si debba assistere ad un simile scempio nell’assoluta inerzia di tutte le autorità preposte e, a quanto sembra, non in grado di opporsi alla peggior speculazione privata.
Firenze 6 giugno 2010.

STORIA